Quartiere Giudecca

Morfologia dell'impianto e dati storici

Il quartiere della Giudecca, delimitato da via della Maestranza, via Alagona, via Larga, via della Giudecca, analogamente a quello dei Bottari nella parte occidentale dell'isola, conserva ancora in molti punti, pur nelle trasformazioni successive, l'allineamento e l'orientamento dei più antichi tracciati. Gli scavi di P.Pelegatti del 1979, nell'area della Prefettura, (a nord-est dell'Athenaion, tra via Roma e via del Labirinto), hanno rivelato l'esistenza di un tracciato in continuità con vicolo 2° alla Giudecca, con dimensioni della larghezza degli isolati e delle strade, analoghi a quelle dello speculare quartiere. Pur nella similitudine dell'impianto, il quartiere della Giudecca, si differenzia, comunque, dal precedente, per l'assenza di forti dislivelli altimetrici, e per la presenza di una cortina di fabbriche, costituita dal nucleo di edifici tra via Nizza e via Alagona, con effetti di protezione dall'azione dei forti venti di Levante presenti in tale zona.
Il tracciato regolare, viene modificato dalla realizzazione dell'arteria, ad andamento sinuoso in direzione N-S, di via della Giudecca, realizzata probabilmente in epoca medievale e, comunque, antecedentemente al sec. XVI, mentre più ampie modificazioni del tracciato interessarono il settore sottostante fino a via Roma, che originariamente doveva essere in prosecuzione del primo.
Un'intensa attività edilizia caratterizzò la città di Siracusa tra il XVII ed il XVIII sec. sia in conseguenza della ricostruzione occorsa dopo il terremoto del 1693, sia per la feconda attività edilizia degli ordini religiosi durante il periodo della Controriforma.
Attualmente il quartiere mostra una grande varietà nella stratificazione storica delle fabbriche, con resti di edilizia medievale, caratterizzati da costruzioni in muratura a faccia vista (al n. 24-26 di vicolo III alla Giudecca), edifici di carattere sette ed ottocentesco, edilizia borghese dei primi del '900, (soprattutto in via della Giudecca e nelle unità di testata in prossimità di essa), e costruzioni di carattere liberty. Rare sono le sostituzioni edilizie (n. 29-29a e nn. 6a -6b di vicolo II alla Giudecca, n. 74 di via Alagona, probabilmente riferibili agli anni prossimi al dopoguerra ).
Lo stato di degrado generale delle costruzioni esistenti, definito ancora nel 1987, "in senso assoluto, il più degradato e il più abbandonato di Ortigia" (con unità dirute e/o abbandonate soprattutto in vicolo III alla Giudecca ed in vicolo Minniti), testimonia la ridotta "vitalità" di tale zona ed una diffusa incuria, per l'emarginazione del quartiere dalle zone centrali e commerciali e per le disagiate condizioni sociali della popolazione residente.
Recentemente, nel corso degli ultimi anni, pur nella realizzazione di alcuni interventi di manutenzione di unità architettoniche del quartiere, concentrati nelle zone contigue a via Alagona o alla piazza antistante la chiesa di S. Giovanni Battista, in prossimità di via della Giudecca, nessun intervento manutentivo ha interessato le abitazioni, molto degradate all'interno dei vicoli.
I nuovi intonaci realizzati, spesso con arriccio caricato con sabbie laviche, presentano già ampi distacchi dello strato di finitura, fragile e poco aderente al substrato.

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Caratteri dell'impianto e delle unità edilizie

Le caratteristiche delle unità edilizie sono analoghe a quelle del quartiere dei Bottari, con cui hanno in comune la larghezza media degli isolati (23-25 m), la dimensione delle strade (intorno ai 2.50-3.00 m), e l'orientamento delle facciate (esposizioni N e S), mentre l'altezza delle elevazioni è generalmente limitata a due piani fuori terra, ad esclusione di alcuni lotti di testata su via della Giudecca e su via Alagona.
Anche in questo caso, l'esiguità delle dimensioni stradali in rapporto all'estensione altimetrica della superficie, determina un quasi costante ombreggiamento dei fronti, e la persistenza di condizioni di basse temperatura ed alta UR sulle superfici, soprattutto nella zona basamentale.
Tradizionale è l'uso di tetti di tegole sovrapposte a formare il cornicione sommitale, detti alla Cappuccina, diffusi nell'architettura comune. In tale soluzione l'allontanamento delle acque viene realizzato esclusivamente con tale mezzo, non prevedendo l'uso di grondaie e pluviali.
Il terreno praticamente pianeggiante su cui si eleva il quartiere e la presenza dei corpi di fabbrica, tra via Alagona e via Nizza, protegge, invece, il quartiere dai forti venti di Levante, che soffiano in questa zona, fatta eccezione per gli isolati d'angolo in prossimità di vicolo al Forte Vigliena, e per quelli prospettanti sulla piazza antistante la chiesa di S. Filippo tra vicolo II e vicolo III alla Giudecca, dove, al contrario, le correnti eoliche si incanalano, aumentando di velocità ed intensità.

Tipologia dei rivestimenti e dei litotipi

La tipologia degli intonaci osservati, presenta una grande preponderanza in tale zona rispetto a tutti gli altri quartieri, di intonaci a coccio pesto, a volte utilizzati, oltre che per gli strati del corpo d'intonaco, anche nella malta di allettamento, mentre le restanti superfici presentano generalmente intonaci a calce, spesso colorati in pasta, con inerti di varia dimensione e tipologia nei diversi strati, e tinte dai colori, sabbia, ocra chiaro e bianche. Frequenti sono anche gli intonaci colorati in pasta, dalle tinte rosate (in genere caratteristiche degli edifici di fine '800 e del primo '900), soprattutto nelle unità su via della Giudecca. Numerose sono le rappezzature d'intonaco, che mostrano diffusi rifacimenti dei rivestimenti nella zona basamentale, a volte realizzati in maniera compatibile con gli esistenti, più spesso, rinzaffi o rifacimenti parziali e casuali, o ritinteggiature parziali dai colori estranei e dissonanti. L'uso di rivestimenti al piano basamentale è anch'esso molto diffuso, e molto differenziato nelle tipologie dei materiali utilizzati.
I litotipi utilizzati per la scorniciatura delle aperture e per le lastre e le mensole dei balconi, sono sia riferibili a quelli di Calcarenite bianca e ben cementata, sia a quelli di Calcarenite più tenera di colore giallo, spesso compresenti nella stessa unità edilizia a testimoniare sia le sovrapposizioni storiche succedutesi (laddove sono riconoscibili, pur nella continuità di forme e la pratica della sostituzione degli elementi degradati, con altri di materiale uguale o simile).
Frequente, come in altri quartieri, la consuetudine di scialbare con latte di calce, le mostre di porte e finestre, con la funzione di proteggere la pietra dall'azione erosiva che spesso si manifesta.

Degradi prevalenti

Sulle superfici degli isolati all'interno, si evidenziano vaste e profonde erosioni nelle zone basamentali delle superfici intonacate, mentre la ridotta ventilazione all'interno dei vicoli, fa sì che minori siano i fenomeni di alveolizzazione degli elementi lapidei.
Diffuso è anche un caratteristico degrado degli intonaci, che assume forme circolari e concentriche, mentre in altri punti la degradazione delle superfici, si presenta con ampie fratture formanti campi poligonali, nelle finiture, con conseguenti sbollature delle porzioni poligonali, e persistenza di tracce di finitura resistenti lungo le superfici di fratturazione.
La deplorevole consuetudine di allontanare le acque piovane dalla lastre dei balconi tramite un tubicino metallico che posizionato all'altezza delle mensole sottostanti, provoca localizzate erosioni degli elementi lapidei sottostanti.
All'interno di tale zona molte sono le unità edilizie abbandonate o ruderizzate, in cattivo stato di conservazione, soprattutto in vicolo III alla Giudecca (nn. dal 5 al 25 e nn. 22-24) ed in via Minniti.

Caratteri ambientali

  • esposizione delle facciate a N e S;
  • strade di sezione media pari a 2.5-3.00 mt;
  • altezza media degli edifici, costante pari 2 elevazioni fuori terra, con unità a tre elevazioni in alcuni edifici di testata;
  • assenza di forti correnti d'aria ad esclusione dei lotti di testata su vicolo Forte Vigliena e sulla piazza antistante la chiesa di S. Filippo;
  • ridotto o scarso traffico veicolare (esclusivamente limitato ai motoveicoli).

 

 

 

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