I codici di pratica professionale per gli interventi conservativi dell'edilizia diffusa

Premessa

Nell'attuale lessico della lingua italiana per 'codice' si intende, generalmente, una raccolta di leggi che concernono un particolare settore o, anche, una specifica legislazione relativa ad un determinato ramo del diritto.
Secondo tale interpretazione lessicale i 'codici di pratica professionale' possono essere considerati alla stregua di asettici contenitori di norme, di vincoli, di prescrizioni o peggio ancora come un insieme di modelli preconfezionati e di rigidi standards.
Nell'odierna pratica professionale, alla dovizia dei manuali del recupero e dei prontuari ricchi di soluzioni predefinite e di rigide tipologie d'intervento, corrisponde il progressivo annichilimento progettuale di numerosi tecnici che trasformano l'originario intento conservativo, realizzabile esclusivamente tramite atti tecnici culturalmente e criticamente consapevoli, in una prassi quotidiana di restauri acritici inevitabilmente falsificatori e distruttivi (2) .
Ne consegue che l'aggiornamento professionale andrebbe attuato con strumenti capaci di offrire un ampio 'codice di lettura', non solo sui valori propri dell'edilizia diffusa, sulle più corrette modalità per la realizzazione dell'intervento conservativo, ma, soprattutto su quali e quante sono le specificità proprie di ogni centro storico, di ogni comparto edilizio e/o di ogni singolo edificio; tutto ciò coscienti che 'il fare nel restauro è contemporaneamente giudizio storico-critico e sapere tecnico scientifico .. in esso sono compresi gli ambiti umanistici e quelli diagnostico-operativi' (3) .

Interpretando il lessico della parola 'codice' nel senso più ampio di un sistema di segni, convenzionali e simbolici atti a trasmettere un'informazione, o di un insieme di elementi linguistici e stilistici che caratterizzano il sistema edilizio in esame, si può pervenire ad una raccolta di regole prive di valore legislativo ma ricche dei diversi contenuti derivanti dalle consuetudini locali ovvero dalla buona regola d'arte: ad un prontuario con tali caratteristiche A.Giuffrè ha dato il nome di 'codice di pratica professionale' (4) .
Occorre, quindi, come nel caso delle fronti esterne dell'edilizia diffusa in Ortigia, considerare sistematicamente le preesistenze studiandole nei loro valori storico/tecnici, prestando la dovuta attenzione alle tipologie strutturali, ai sistemi costruttivi ed alla natura dei materiali (5) , individuando le patologie più ricorrenti in relazione al particolare quadro ambientale ed esaminando, infine, il complesso aspetto del cantiere e della realizzazione delle opere. E' necessario, quindi, con l'aiuto dei più attuali indirizzi di metodo, analizzare le possibili soluzioni tecniche valutandole nei loro pregi e nelle loro eventuali carenze confrontando costantemente i sistemi tradizionali con le odierne tecniche d'intervento.
E' chiaro che un tale studio, sebbene ispirato ad indirizzi metodologici e a criteri generali, può fornire solo ed esclusivamente un certo numero di suggerimenti validi entro i limiti geografici del sito in esame.

Gli aspetti diagnostici nell'intervento sull'edilizia diffusa.

La ricerca scientifica, condizionata dall'ottica di intervenire 'caso per caso' (6) , ha sempre analizzato singole emergenze monumentali, uniche ed irripetibili per il loro intrinseco valore;  i risultati di tali e tante analisi, tuttavia, hanno valore esclusivamente per l'oggetto in esame ma non offrono conoscenze di più ampio respiro riutilizzabili in condizioni similari (7) .
Pur essendo necessario, anche per l'intervento sull'edilizia diffusa, il supporto della diagnostica e, quindi, della ricerca scientifica, si rischia oggi di non potersi avvalere, per evidenti limiti sia di tempo che di spesa, di singole indagini da condurre 'caso per caso'.
Occorre, quindi, mettere a punto un metodo d'indagine che consenta alla ricerca scientifica di esprimere pareri utili per un più ampio numero di casi; '... legando questa metodologia alle forme logiche del pensiero scientifico ... [si consente] ... di attuare il processo di acquisizione conoscitiva e quindi, attraverso collegamenti e relazioni, di stabilire un metodo che permetta comportamenti e scelte nelle proposte operative nelle quali l'analisi critica dell'oggetto studiato e la ricerca sperimentale devono raggiungere risultati validi per il perseguito fine della conservazione' (9) .

Non si tenta di avviare un generico 'restauro di massa' ma di evitare che ' la pratica corrente .. molto lontana da qualsiasi riferimento di metodo [navighi] in un confuso empirismo retto soprattutto dalle ragioni di un'economia il più volte di bassa lega ' (10) .
Nei centri storici, in genere, all'interno di singoli quartieri o di isolati, l'edilizia adotta tipologie costruttive e sistemi di finitura omogenei; a volte, come nel caso di Ortigia, l'omogeneità è tale da rendere difficile, senza un'attenta analisi, la differenziazione fra le varie parti.
In queste zone del tessuto urbano, omogenee per vicende storiche e sistemi costruttivi, è possibile condurre le indagini in modo tale che esse forniscano un campione statisticamente rappresentativo (nel nostro caso dell'insieme 'fronti esterne' (11) ) valido per diverse unità edilizie.
La variabile, in questo caso, è costituita (tralasciando per un attimo i distinti caratteri formali) dalle interazioni fra le singole costruzioni e l'ambiente circostante.
E' lecito, infatti, considerare l'ambiente ed il manufatto alla stregua di un qualsiasi 'sistema termodinamico' che evolve continuamente nel tempo; la dinamica di questa evoluzione dipende dalle forme di energia (termica, chimica, elettrochimica e meccanica) che entrano in gioco (12) .
Nel caso specifico, l'isola Ortigia si sviluppa lungo un asse con andamento Nord - Sud; all'interno di questo territorio, fittamente costruito, il Piano Particolareggiato (13) distingue dei tessuti edilizi omogenei all'interno dei quali si possono riconoscere differenti condizioni micro/climatiche. Le singole pareti esterne delle costruzioni interagiscono, infatti, con l'ambiente in differenti condizioni termo-igrometriche.
I fattori che contribuiscono alla formazione di tali condizioni sono:

L'estrema variabilità prodotta delle combinazioni fra questi fattori determina, sulle pareti esterne degli edifici, effetti diversi. Lo studio sui sistemi d'intervento più idonei in tali condizioni ambientali è supportato da una specifica ricerca commissionata dall'Assessorato per Ortigia del Comune di Siracusa al Centro C.N.R. 'Gino Bozza' (14) di Milano in collaborazione con gli altri organi scientifici afferenti all'Istituto Nazionale di coordinamento 'Beni Culturali' (15). Questa indagine, condotta su di un campione rappresentativo delle facciate di Ortigia,  conterrà informazioni che, tenuto conto sia della natura storico-tipologica del tessuto edilizio, sia delle specificità 'materiche' dei componenti edilizi, sia delle condizioni microclimatiche in cui detti componenti interagiscono con l'ambiente, aiuteranno a definire i requisiti richiesti per le modalità tecniche d'intervento.
Al fine di consentire un'informazione più completa, ogni tecnica e/o materiale sarà valutato 'a regime' (16) ; la ricerca, infatti, prevede la realizzazione (a cura di aziende del settore sia nazionali che locali) di interventi su edifici campione. Sulle diverse campionature delle aziende verranno eseguite delle prove relative all'affidabilità ed all'efficacia dei singoli sistemi, valutando, soprattutto, se il loro utilizzo possa produrre l'insorgere di pericolosi fenomeni d'incompatibilità .

La valutazione dei materiali e delle tecniche.

Con riferimento ai materiali ed alle tecniche che si andranno ad esaminare e valutare, in merito alla loro effettiva capacità di adattamento alla realtà ambientale di Ortigia, occorre precisare quanto segue  :

L'insieme di queste riflessioni ci riporta all'esigenza di mettere a punto specifici 'codici di pratica professionale'.
Chi si appresta a fare deve svolgere un compito estremamente delicato assimilabile, per certi versi, a quello 'di un regista o di un direttore di orchestra' (22) o meglio del 'buon medico di famiglia' che attento conoscitore della storia (non solo clinica) di ogni singolo paziente sappia indirizzarlo verso consulenze più approfondite. In ogni caso, si può ritenere più corretto il riferimento alla figura del medico omeopatico che, tramite l'uso per piccole dosi di specifiche sostanze, adatta la cura al malato guardandosi bene dal seguire schemi preconcetti di cure per tipologie di malattia.
Tranne rari esempi la pratica professionale è ben diversa : l'incondizionato sviluppo tecnico, l'accentuato interesse economico verso l'edilizia storica, il continuo stato di emergenza in cui versano troppi ambienti storici, soprattutto nell'Italia meridionale, congiuntamente al continuo proliferare di materiali e di tecnologie dalla poca indagata efficacia, costituiscono precisi fattori di pericolo per i beni culturali. La più evidente conseguenza deriva dall'accentuarsi di una spiccata 'componente praticistica' e dall'attenuarsi della 'tensione teorica' o della ponderata riflessione sull'argomento.

Dall'esame dello stato in cui versa l'attuale pratica professionale nasce la necessità di mettere a punto contributi che indirizzino concretamente il tecnico a scegliere le modalità per un corretto intervento sulle preesistenze; 'non manuali che raccolgano predisposti e ben selezionati modelli ma prontuari ricchi d'informazioni, di ragionati confronti, d'efficaci quadri sinottici, articolati in dense didascalie ed in accurati grafici, tali da facilitare al massimo l'agevole rassegna dei diversi elementi strutturali dell'architettura tradizionale, delle loro più comuni forme di degrado, delle possibili tecniche d'intervento' (23) .
Si è ritenuto opportuno, nel caso di Ortigia, corredare l'indagine scientifica con un sintetico 'codice di comportamenti' in ambito critico/metodologico (24) , supportando, anche, un ampio abaco dei materiali e delle possibili tecniche d'intervento con utili informazioni sulle più corrette modalità d'intervento in relazione alla tipologia ed alla consistenza dei degradi, specificando sia i pregi che le possibili controindicazioni.
Ogni lavorazione, inoltre, viene valutata suggerendo un elenco di elementi di giudizio (25) .
'Facendo voti che, nell'epoca della tecnologia, non debba poi essere impossibile riuscire a mettere insieme un materiale di restauro che non sia meno di quello originario per caratteristiche meccaniche e durabilità' (26) occorre che, con questo fine, l'industria organizzi i suoi cicli produttivi offrendo ad un settore in forte crescita soluzioni più adeguate.
Lo scopo della ricerca che si è intrapresa, per il ruolo che ci compete, è, anche, quello di promuovere e suggerire i possibili adattamenti.

Note:

Il 'Codice di pratica professionale per le fronti esterne degli edifici di Ortigia' è uno studio commissionato dall'Associazione Provinciale degli Industriali di Siracusa di concerto con l'Assessorato per Ortigia del Comune di Siracusa.

2 "In ambito professionale e operativo ci si rifiuta di riconoscere una specificità propria agli interventi di restauro, che vengono interpretati e condotti come fossero banali progettazioni di nuove costruzioni oppure cantieri dove non si fa distinzione fra l'autentico e la copia, dove non si discernono i limiti dell'attività di conservazione da quelli della sostituzione, dove il brutale rinnovo di strutture e finiture è prassi attuale, dove in pochi decenni sono state dimenticate le antiche culture artigianali, le capacità realizzative proprie dei cantieri preindustriali ecc," Cesare Feiffer. La conservazione delle superfici intonacate. Il metodo e le tecniche, Milano 1997

3 S.Boscarino. Aspetti tecnici del restauro dei monumenti, relazione al simposio sul tema : Prospettive della ristrutturazione e consolidamento dei monumenti siciliani, Assirco. Siracusa 1984.

4 In 'Sicurezza e conservazione dei centri storici, il caso Ortigia' Bari 1993, A.Giuffrè utilizza come sottotitolo la dizione codice di pratica professionale, mentre in 'Codice di pratica per la sicurezza e la conservazione dei Sassi di Matera (A.Giuffrè, C. Carocci), l'autore dà una definizione (p. 25) del codice : 'Malgrado il titolo di 'codice' il nostro lavoro non è una norma. Esso offre alla 'pratica' un indirizzo culturale, un modo di vedere, nient'altro che un codice di comportamento.'

5 Per una analisi approfondita sulle tipologie dei partiti architettonici all'interno del quartiere della Graziella in Ortigia vedi C.Carocci, 'Caratteri formali e materiali dei partiti architettonici' mentre per una analisi approfondita sulle tipologie strutturali dello stesso quartiere vedi G.De Felice e A.Pugliano, 'Il lessico costruttivo dell'edilizia storica' in 'Sicurezza e conservazione dei centri storici, il caso Ortigia'.Op.cit.

6 ' Si è consapevoli della impossibilità per la disciplina restauro, come per altre discipline, di avere un fondamento scientifico univoco nello spazio e nel tempo, un complesso di regole fisse che possano servire per ogni luogo e per ogni occasione, essendo essa basata sulla continua interpretazione di fatti in continuo divenire e trasformarsi ed essendo essa caratterizzata dalla norma del 'caso per caso' che impone uno studio ad hoc per ogni questione da affrontare. Tale ultima norma, non è affatto la 'teoria del non metodo' ma si deve basare invece su una metodologia unica, pur nella consapevolezza che ognuna delle proposte progettuali di intervento ha una sua particolare diversità' . Salvatore Boscarino. Sul restauro dei monumenti Milano 1987.

7 ' Nonostante la ricchezza di studi e di ricerche avviate la letteratura scientifica non fornisce dati omogenei o comunque indicativi di metodologie univoche, ma solo rappresentativi di singole realtà tra loro intercomunicanti o inconfrontabili.' C. Feiffer op. cit.

8 S.Boscarino op. cit.

9 R.Bonelli, Restauro : l'immagine architettonica fra teoria e prassi. Relazione al 5° convegno del Centro studi A.Palladio. Vicenza

1990. 'riuscire a disciplinare questo gigantesco fenomeno del restauro di massa .. poiché non si tratta di una manifestazione che nasce da radici culturali, ma di un processo di collusione politico economica, che alimenta un mercato a disposizione dell'affarismo edilizio'.

0 G.Carbonara, Restauro fra conservazione e ripristino : Note sui più attuali indirizzi di metodo

1 Dovendo intervenire sul tema della manutenzione e del restauro delle 'fronti esterne' degli edifici storici, ci sembra opportuno precisare quanto segue :

- Le 'fronti esterne' degli edifici storici sono una parte dell'intero edificio che è, in ogni caso, da considerare come un organismo architettonico dotato di un suo sistema statico costruttivo e di una specifica struttura d'uso funzionante. Non è corretto considerare i lavori di manutenzione delle fronti come restauro del solo 'apparato scenico' dell'involucro esterno.

- Nessun edificio può essere considerato isolatamente come se fosse un elemento estraneo all'ambiente di cui, invece, è parte integrante. La crescita della città storica ha donato ad ogni edificio ed al suo intorno un armonioso equilibrio formale, che deve essere rispettato e mantenuto. Questo equilibrio è definito sia dal rapporto fra l'edificio e l'ambiente circostante che dal rapporto fra lo stesso edificio ed il complesso urbano considerato nel suo insieme.

- I lavori di manutenzione delle 'fronti esterne' sono interventi che prevedono, in alcuni casi la conservazione o il rinnovamento degli intonaci e delle coloriture, in altri casi la pulizia ed il trattamento dei materiali lapidei ; questi lavori incidono sulla consistenza materica e sulla forma del monumento : si ritiene, quindi, necessario considerare tali interventi come vere e proprie operazioni di restauro (intendendo per tale un atto critico, che muove dalla comprensione delle valenze storiche e dalla considerazione dei valori formali dell'oggetto architettonico ).

2 M.Paribeni, G. Santariga 'Cause ambientali del deterioramento dei beni culturali' in AA. VV. Piano pilota per la conservazione programmata dei beni culturali in Umbria. ICR Roma.

3 Per una conoscenza approfondita sul Piano Particolareggiato di Ortigia vedi : G. Pagnano, Analisi e definizioni generali del Piano Particolareggiato di Ortigia in Recuperare - edilizia, design, impianti - n.39 Milano1989 ; A.Pagnano, Recupero di Ortigia centro storico di Siracusa - Analisi e definizione generale del Piano Particolareggiato di Ortigia in Recuperare n. 40 Milano 1989 ; T.Cannarozzo, Il recupero di Ortigia centro storico di Siracusa - La legge speciale del nuovo piano attuativo - in Recuperare n. 39. Milano 1989

4 Secondo quanto previsto dalla Convenzione istitutiva (1969), il Centro 'Gino Bozza' per lo studio delle cause di deperimento e dei metodi di conservazione delle opere d'arte, con sede presso il Politecnico di Milano e diretto dalla dott. G.Alessandrini, ha ora le seguenti finalità:

1) studio sistematico delle caratteristiche mineralogiche, chimiche, fisiche e strutturali dei materiali lapidei utilizzati in edifici monumentali prevalentemente nell'Italia settentrionale;

2) indagine conoscitiva, sia in loco che attraverso documenti d'archivio, sulle cave di origine al fine di reperire il materiale lapideo necessario sia alla sperimentazione di trattamenti conservativi sia per interventi sostitutivi;

3) valutazione in laboratorio dell'efficacia di trattamenti conservativi;

4) rilievo dei dati ambientali e studio della loro influenza sui fenomeni di degrado dei materiali nonchè elaborazione e definizione di parametri per qualificare l'idoneità dei dati stessi;

5) influenza delle condizioni ambientali sul metabolismo e sulla moltiplicazione dei microrganismi responsabili del degrado e messa a punto dei metodi di sterilizzazione;

6) studio dei fenomeni di corrosione e dei metodi di protezione dei manufatti artistici in metallo;

7) normalizzazione delle prove chimiche, fisiche, petrografiche e biologiche per la definizione sia delle caratteristiche dei materiali che del tipo di degrado e per la valutazione dell'efficacia dei trattamenti conservativi.

5 L'Istituto Nazionale di coordinamento 'Beni Culturali', presidente la dott.ssa G. Alessandrini, svolge dal mese di Marzo 1996 la funzione di coordinare l'attività degli Istituti e dei Centri del C.N.R. sulla comune tematica relativa alla conservazione del patrimonio storico artistico nazionale ;

6 vedi : A.Aldi, G.Alessandrini, A.Casarino, E.Pedemonte, R.Peruzzi, Evaluation of the effectiveness of protective treatments for slate from the val di Lavagna in International colloquiun : Methods of evaluating products for the conservation of porous building materials in monuments ICCROM Roma 1995 ; Commissione Normal, sottogruppo Sperimentazione protettivi, Metodologia per la valutazione di prodotti impiegati come protettivi per materiale lapideo Parte I Test e trattamento dei campioni. In Edilizia anno VII novembre 1993.

7 G.Carbonara. Op. cit.

8 Le norme DIN (Deutsches Institut für Normung) pur avendo validità esclusivamente sul territorio tedesco, sono divenute, per la completezza dei dati (ma limitatamente alle nuove costruzioni) un preciso riferimento per i produttori di diversi paesi europei . Il documento tecnico europeo che, per alcuni aspetti, si avvicina alle esigenze della conservazione è il D.T.U. (Document Technique Unifié C.S.T.B. Paris) n. 26.1, mai 1990, "Enduits aux mortiers de ciments, de chaux et de mélange platre et chaux aérienne". Questo documento francese è un quaderno tecnico riguardante gli intonaci a base di calce, cemento, gesso e calce aerea. È suddiviso in tredici sezioni e quattro allegati, così intitolati: oggetto e campo di applicazione, Materiali (leganti, granulati, acqua, additivi, coloranti, armature di rinforzo e di supporto), Stato e preparazione dei supporti, Prescrizioni comuni a tutti gli intonaci, Esecuzione di intonaci su murature in blocchi (cemento, cemento cellulare, laterizi, terracotta), su superfici in calcestruzzo e su tutti i tipi di facciate, su muri controterra, Esecuzione di intonaci su murature antiche con malta di allettamento a bassa resistenza, Esecuzione di intonaci a base gesso e calce aerea, Caratteristiche degli intonaci applicati su supporti nuovi.

9 Dal 1997 la Commissione Beni Culturali - Normal (Presidente dott.ssa Giovanna Alessandrini), confluita nell'UNI, prosegue la sua attività mirata a mettere a punto una specifica normativa (con auspicabile valenza europea) relativa alla conservazione dei beni culturali (in ambiente non confinato e confinato): pietre; malte (da murature, per intonaci, per applicazione di rivestimenti, per decorazioni, per usi particolari); stucchi, prodotti ceramici (laterizi, terrecotte, porcellane), calcestruzzi, vetri; mosaici; policromie su pietra, su tela, su legno, su intonaco; metalli; carta; legno; tessili. In questo ambito è previsto che la commissione produca :

- definizioni terminologiche :

- metodologie analitiche per la caratterizzazione del materiale, dello stato di conservazione, degli agenti di degrado (chimici, fisici, biologici) ;

- metodologie analitiche per la valutazione dell'efficacia dei prodotti (biocidi, pulenti, consolidanti, sigillanti e malte da stuccature, protettivi) delle metodologie di applicazione ;

- metodologie per il rilievo e la documentazione ;

- metodologie per il rilievo dei parametri ambientali (fattori fisici e chimici)

- Metodologie d'intervento per il restauro dei beni architettonici, storico-artistici, archeologici

- Normative per contenitori espostivi di opere d'arte.

20 Sulla variabilità delle caratteristiche delle murature si rimanda alla simpatica affermazione di A.Giuffrè 'Quanto sarebbe fuorviante dalla complessità della cultura dire che tutti i volumi della biblioteca appartengono all'unica categoria della "carta stampata" ! Però a questo equivale la definizione omni-comprensiva oggi in uso di "strutture in muratura". In Sicurezza e conservazione ..Op. cit.

21 In campo tecnologico il problema si pone quando si tende ad esaltare l'apporto delle tecniche d'analisi chimico-fisiche rispetto ad ogni altra modalità di analisi dell'opera o ai problemi di conservazione e di manutenzione. ' È il momento in cui l'architettura è vista come pura sommatoria dei diversi materiali che la compongono, mentre il progetto di restauro è considerato, in analogia, quale semplice sovrapposizione degli apporti specialistici (di conservazione della pietra, del cotto, dei metalli, del legno ecc.) perdendosi così nuovamente di vista l'organicità dell'opera. Paradossalmente in questa logica, oggi più diffusa di quanto non si creda, il Partenone potrebbe finire con l'essere considerato come un ammasso di carbonato di calcio in fase di avanzato degrado, e non come una delle più alte espressioni di linguaggio architettonico, grandiosa onera d'arte qualificata anzitutto in quanto immagine' (G.Carbonara op. cit.).

22 S Boscarino. Cultura e scienza nel restauro dei monumenti. Op. cit. L'autore inoltre afferma che non sembra possibile concentrare tutte le conoscenze scientifiche in una sola persona riversando nella disciplina restauro gli esiti delle scoperte tecnologiche, delle nuove istanze culturali e scientifiche delle altre discipline, i cui apporti sono indispensabili alla sua attività realizzativa, avendo ognuna di queste assunta ormai dimensioni e complessità inusitate. Né può essere considerato sufficiente la conoscenza nozionistica o manualistica, alla quale spesso vanno le preferenze dei cosiddetti tecnici in nome di una presunta neutralità della scienza, retaggio della scuola positivista dell'8OO, data la sua vastità e difficile controllabilità. Allo stesso modo non si può ritenere autenticamente scientifico l'apprendimento di altre discipline attraverso la conoscenza dei processi di storicizzazione diacronica che le hanno formato e degli sviluppi che hanno avuto nel tempo, come spesso viene proposto ... è naturale che oggi, data la complessità del cantiere moderno del restauro, che non può non soddisfare alla logica industriale, non è possibile ricreare la capacità e le abilità realizzative del Borromini, che era un operaio a livello del sublime, come osserva Argan. Non si tratta neanche di inseguire il mito delle due culture che consente ad alcune persone di conoscere la seconda legge della termodinamica e di apprezzare l'Amleto di Shakespeare.

23 G. Carbonara, Consolidamento critico e restauro in Avvicinamento al restauro. Op. cit.

24 Nella premessa al 'codice di pratica professionale relativo alle fronti esterne degli edifici di Ortigia' vengono suggeriti degli indirizzi di metodo; alcuni, come i seguenti, sono validi per qualsiasi lavorazione; altri, più specifici, riguardano i possibili interventi sugli intonaci, sui materiali lapidei e su diversi elementi di facciata.

Vedi Indirizzi di metodo

25 Per l'esempio relativo all'estrazione dei sali solubili tramite l'applicazione di intonaci provvisori vedi: Tipologia interventi

26 da G. Urbani, Strumenti tecnici per una politica di tutela, in Storia e restauro dell'architettura. Op. cit.

 

 

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